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Why do we judge? - Commento di Riccardo Tessitori
Articolo del 24-1-2008 a cura di Tessitori Riccardo
Tessitori Riccardo

Ciao a tutti,
il secondo articolo del 2008 sul sito DCI è intitolato "No Really, Why Do We Judge?", “Perché arbitriamo? ".
http://www.wizards.com/default.asp?x=judge/article/20080123a
La traduzione sarà caricata a breve sul sito ItalianMagicJudges.
 
L’autore:

George Michelogiannakis è un arbitro greco di terzo livello, che si è trasferito da pochi mesi in California.

Negli ultimi due anni ha vinto il premio per l’articolo dell’anno

2006 (From L2 to L3)
http://www.wizards.com/default.asp?x=judge/article/20070410a

e 2005 (Judging Side Events) http://www.wizards.com/default.asp?x=judge/article/20060113a.

 

Nell’ultimo anno in Europa è stato Head Judge al Grand Prix Atene:
http://www.wizards.com/default.asp?x=mtgevent/gpath06/welcome

 
Il concetto principale dell’introduzione è che, con il passare del tempo, ciò che apprezziamo nell’attività arbitrale cambia; all’inizio possono essere le situazioni di regole, mentre dopo viene la parte gestionale; all’inizio possono essere i grandi tornei in ogni parte del mondo, mentre dopo viene il rapporto con i nuovi amici stranieri; ognuno di noi trova interesse e apprezza diversi aspetti dell’arbitraggio e di ogni esperienza di vita.
 
Esperienza personale
Ciò che si impara arbitrando può essere applicato anche al di fuori del mondo di Magic, per esempio nel mondo del lavoro; ogni esperienza, a ogni livello arbitrale, può essere assimilata a un diverso aspetto della vita lavorativa; quindi, chi riesce a imparare qualcosa a livello personale dall’attività arbitrale ha di sicuro un qualcosa in più.
George giustamente sottolinea che “DCI judge program is a cooperation network between peers that help each other”, “Il programma arbitrale della DCI è una rete in cui le persone collaborano e si aiutano l’un l’altra”; per nostra grande fortuna, non c’è competizione tra arbitri, ma solo aiuto reciproco.
 
Rapporti personali
Man mano che il numero degli eventi aumenta, l’interesse si sposta dal punto di vista professionale (piccolo torneo, grande torneo, gestione, esami, viaggi…) al punto di vista personale; vi assicuro che lavorare (o giocare) più volte insieme ad altre persone ci porta a scoprire nuovi amici e non solo semplici conoscenti.
Per esempio, in Italia, il momento più bello è dato dai lunghi weekend che possiamo passare insieme ai Nazionali e a Lucca; due anni fa c’erano dieci arbitri italiani al PT Ginevra, l’anno scorso c’erano dieci arbitri italiani al PT Valencia; quest’anno il PT Berlino è in contemporanea con LuccaComics…. vedrete dove saranno gli arbitri italiani ;)
Ottimo l’ultimo paragrafo, che sottolinea il fatto che arbitri e giocatori non sono due gruppi separati, ma sono due gruppi di persone che vanno ai tornei con lo stesso obiettivo: DIVERTIRSI.
 
Conclusione
Arbitrare dà la possibilità di far parte di un “network che aiuta i suoi membri a migliorare le abilità utili nella vita”, di incontrare e di apprezzare le altre persone, di fare la differenza.
“Non esistono molti hobby che ci danno queste opportunità”.
Ognuno coglie qualcosa di diverso dall’arbitraggio e da Magic; l’importante è imparare ad apprezzare ogni momento della nostra vita ;)
 
Riccardo Tessitori