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Why do we judge
Articolo del 28-2-2007 a cura di Tessitori Riccardo
Tessitori Riccardo

Questa è una mail di un attuale L3 americano (Matt Tabak), apparsa sulla lista internazionale degli arbitri nel giugno del 2002. Senza alcun dubbio, è la migliore mail che io abbia mai letto sulle liste o sui siti che ho visitato; è una mail che rappresenta la mia ancora di salvezza, quando la “fede arbitrale” viene duramente colpita e nulla riesce a farmela tornare a pieno; è una mail che offro a chi si trova in situazioni difficili e sta meditando di smettere di arbitrare. La parte che considero più importante è tradotta, mentre il testo completo originale è in fondo. ------------- Dopo una discreta crisi esistenziale ai Nazionali di quest’anno, ho avuto l’occasione di riflettere su ciò che mi spinge ad arbitrare. Per un certo tempo ho ciecamente inseguito il traguardo del terzo livello, senza però rendermi bene conto del perché. Era semplicemente il passo successivo da compiere? L’obiettivo era semplicemente di viaggiare per il mondo intero per gestire tornei? Volevo costruire la mia comunità locale e portare altri ragazzi sulla via dell’arbitraggio? Dopo aver pensato a queste cose, non ero sicuro di avere risposte coerenti alle mie domande. Anche la parola “judge” è incompleta. Noi siamo allo stesso tempo arbitro, ambasciatore, rappresentante del sevizio clienti, amico, intermediario, investigatore, rifugio, spalla su cui piangere, giudice, giuria, esecutore, sceriffo e associazione internazionale. Per molti giocatori, noi siamo la Wizards of the Coast e siamo Magic stesso. Dentro di me c’è un senso di appartenenza e di simbiosi che è fondamentale per l’integrità dell’intero programma arbitrale. Devi fidarti del programma e continuare a sostenerlo. Il momento in cui perdi la fiducia e la passione è il momento in cui devi fare un passo indietro. Questo è il nostro gioco. I ragazzi lo apprezzano perché creiamo un ambiente accogliente e divertente nel quale possono vivere. Quando qualcuno imbroglia, è un affronto personale per ogni arbitro del mondo. Quando qualcuno imbroglia a un tuo torneo, è un affronto personale a te. Perché arbitro? Arbitro perché conosco una famiglia che, in occasione dei prerelease, sale in macchina e guida tre ore per venire al mio torneo; e così va avanti da tre anni. Arbitro perché un giorno qualcuno ha deciso di imbrogliare, aggiungendo carte a un PTQ Sealed Deck, e io ho protetto gli altri giocatori scoprendolo. Arbitro perché una ragazzina di 8 anni mi ha chiamato al suo tavolo, durante le JSS, e mi ha chiesto “Quanto fa quattordici meno nove?”. Arbitro perché un giorno, durante un torneo, cinque sconosciuti sono venuti da me e mi hanno chiesto informazioni sul gioco; poche ore dopo, uno di questi signori ha comprato due mazzi base per sé e per suo figlio. Arbitro perché ho visto tre ragazzine con meno di undici anni andare direttamente a intervistare Richard Garfield durante i Nazionali, per trarre spunto per un articolo per il giornale della scuola, per portare al gioco un maggior numero di ragazze. ------------- Well, well, well... this has been an interesting discussion to say the least, and I think it brings to light an issue that lingers, if not weighs heavily, in the back of most judges' minds. After a mild crisis of faith at Nationals this year, I reflected on what my motivations were for judging. I've been almost blindly pursuing Level 3 lately without consciously considering why. Was it simply the next step? Did I want to travel around the country or even the world heading up PTQs and the like? Did I want to build my local Magic community and perhaps foster interest in judging? After really thinking about it, I wasn't sure I had a coherent answer. Even the term "judge" is incomplete. We are, at times, referee, ambassador, customer service representative, maid, mediator, interrogator, shade tree (don't ask), shoulder to cry on, judge, jury, executioner, sheriff, and also a multi-national corporation. For many players, in many situations, we are Wizards of the Coast and we are Magic. I feel a sense of ownership is important to the overall integrity of the judge program. You've got to love it, and continue loving it. The moment you stop loving it, it's time to step back. This is our game. People enjoy it because we create a fun, fair atmosphere in which they can. When people cheat, it is a personal attack on judges everywhere. When they cheat at your tournament, it is a personal attack on you. Why do I judge? Because there is a family that drives three hours to be at my Prereleases because they think I'm funny and they have a good time. And they've done it for the last nine sets. Because someone decided to cheat by adding cards at my last sealed deck PTQ. And I protected the other players by catching him. Because an eight year old girl named Danielle raised her hand and asked for a judge at the JSS Championships. And asked me what "fourteen take away nine" was. Because five people who had never seen the game before asked me about it at a tournament at a local mall. And one of them bought two 7th Edition starters for him and his son three hours later. Because I saw three girls - not one over 11 years old - walk right up to Richard Garfield at Nationals. And pitch an idea for a newsletter to get more girls interested in the game. I was sponsored for Nationals this year and I landed in Orlando determined and excited to make a good impression on everyone I met, from Jeff Donais to the lady behind the hotel counter. That overzealousness led to some unfortunate situations for me. Quite frankly, I made an ass out of myself more than once that weekend. But, after my immediate despair at that subsided (thanks in no small part to conversations with Aaron Matney and James Lee - my eternal thanks) and I allowed wisdom to temper the experience, I realized that I would rather make an ass out of myself judging at a Magic event a thousand times than not be at one at all. And that's when I had my coherent answer. Matt Tabak